Il Pd non si fida dei suoi. Se sull’ineleggibilità vincono i falchi, è finita

“Stiamo provando a difenderci dai sabotaggi”, dice al Foglio un senatore del Pd di grande esperienza e non ostile per principio al governo di Enrico Letta. Nel pomeriggio di una complicatissima giornata è stata rinviata la formazione della commissione per le Immunità del Senato, quella che deve decidere e ratificare l’elezione dei senatori in questa legislatura compreso, ovviamente, quel Silvio Berlusconi contro cui vorrebbero votare il Movimento cinque stelle, Sel, e forse anche alcuni senatori del Pd come l’ex magistrato Felice Casson.
22 MAG 13
Ultimo aggiornamento: 06:05 | 16 AGO 20
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“Stiamo provando a difenderci dai sabotaggi”, dice al Foglio un senatore del Pd di grande esperienza e non ostile per principio al governo di Enrico Letta. Nel pomeriggio di una complicatissima giornata è stata rinviata la formazione della commissione per le Immunità del Senato, quella che deve decidere e ratificare l’elezione dei senatori in questa legislatura compreso, ovviamente, quel Silvio Berlusconi contro cui vorrebbero votare il Movimento cinque stelle, Sel, e forse anche alcuni senatori del Pd come l’ex magistrato Felice Casson. “Per tre o quattro volte, nelle passate legislature, il centrosinistra ha votato in un certo modo (contro l’ineleggibilità del Cavaliere). Se non ci sono fatti nuovi non vedo perché dovremmo cambiare questa scelta”, ha detto ieri Luciano Violante. Ma il Pd non tiene il suo gruppo parlamentare, così ieri il partito del centrosinistra ha chiesto ai colleghi del Pdl di rinviare la formazione della commissione e anche l’elezione del suo presidente, incarico che spetta al centrodestra, più precisamente alla Lega. “Io il candidato della Lega non lo voto”, dice Casson.
Parole che hanno mandato nel panico i piani alti del Pd, dove ieri hanno fatto di conto e hanno capito che rischiavano il botto: quattro senatori erano pronti a votare contro le indicazioni del partito. Dunque tutto rimandato. Quattro voti sono sufficienti, con Grillo (otto senatori) e Sel (un senatore), a formare una maggioranza alternativa, eleggere un presidente, e votare pure l’ineleggibilità di Berlusconi. Gli effetti del sabotaggio? Devastanti. “Cade il governo”, dice Nitto Palma del Pdl. Così, mentre il Pd appare sempre più in difficoltà per la convivenza promiscua con il Cavaliere, ad Arcore è tutto molto tranquillo. Berlusconi si trova a suo agio nei panni dello statista compassato e responsabile. Nel Castello circola un adagio: “Più loro si agitano, più noi dobbiamo stringerci a Letta e Napolitano”.